Al Sambuco possibile gustare i sapori dell'Antica Cucina Biellese. La cucina montanara e, nel nostro caso quella biellese, una cucina semplice le cui origini vanno ricercate nelle condizioni ambientali ma anche in un passato di povert e miseria.
Oggi come allora ritroviamo la polenta grassa (con formaggio e burro fuso), i tajarin d'an Fier (detti anche crosit), il risotto an cagnon e il risotto al verde, risotto ai funghi (in stagione) e per finire la famosa zuppa di erbette (agliucche nel mese di maggio).
Le carni: pollo alla cacciatora, coniglio alle erbe, carbonade (piatto valdostano), arrosto alla Giudaica (antico piatto di Valdengo) e vari tipi di cacciagione tutti accompagnati con polenta (farina macinata a pietra). Proseguiamo con i bolliti misti, lo stracotto al Barbera e al fricc del barge (il fritto del margaro).
Per concludere: il palpiton, bonet, panna cotta, zabaione al moscato e la speciale torta di mele.
Orgoglio del Sambuco il rilancio di un'altra antica tradizione biellese, la merenda snoira*, pasto che veniva consumato nel pomeriggio, nelle ore che vanno dal pranzo alla cena.
Nel piatto di una merenda snoira troviamo: affettati - paletta (salame biellese), pecc d vaca, salam dl'ola, budin (salciccia di patate) lardo di Arnad - accompagnati dalle castagne al burro e zucchero, frittatina verde e frittatina con le cipolle, zucchine e polpettine in carpione, sciole mase (cipolle aal forno), peperoni in bagna cauda, flan di verdure, cipolline in agrodolce e capunt. La merenda si conclude con i formaggi: vari tipi di tome (tra cui il maccagno), caprini e sancarlin.
Il tutto accompagnato da un buon Barbera DOC.
Per la storia e le ricette dell'Antica Cucina Biellese si veda il volume curato da:
Tavo Burat e Giorgio Lozia, l'an-c da f (La casa del fuoco), Giancarlo De Alessi Editore, Biella 1989
* La merenda snoira trova le sue origini, nel 1866, in una 'particolare' veglia funebre. In quell'occasione un certo Giacomo Robiolio, detto 'Mannati', di Crocemosso, avrebbe mostrato durezza di cuore quando, per una cena, aveva seduto sul cadregon la defunta consorte vestita da sposa, insieme ai commensali venuti a vegliare il cadavere. Il 'Mannati' fu condannato a morte.
adattato dal libro sopra citato: l'an-c da f (La casa del fuoco), pp. 488-490